13° Edizione / 11-18.10.2026
Anche il Film Festival Diritti Umani Lugano, insieme a moltissimi altri enti privati e pubblici, esprime forte preoccupazione per l’iniziativa «200 franchi bastano!». La sua approvazione avrebbe come conseguenza un drastico ridimensionamento non solo dell’offerta mediatica di servizio pubblico nel nostro Paese, ma anche dello spazio comune in cui ci riconosciamo come società.
La proposta di ridurre il canone radiotelevisivo, presentata come un intervento “tecnico”, quasi neutrale, di riduzione dei costi, porterebbe infatti inevitabilmente a un progressivo impoverimento del nostro orizzonte culturale e sociale, lasciando agire, secondo i promotori dell’iniziativa, quelle leggi del mercato che notoriamente obbediscono a logiche e fini che prescindono dai vincoli e dalla missione del servizio pubblico.
Quando si parla di media pubblici non si discute soltanto di una tassa o di un importo da ridurre: si parla di uno strumento prezioso e insostituibile, in un momento in cui sempre più gli interessi particolari si fanno più forti di quelli collettivi. Ad essere in gioco è quanto siamo disposti a sacrificare del nostro tessuto democratico in nome di un risparmio immediato, che in realtà subdolamente nasconde una destrutturazione dei valori che stanno alla base del nostro sistema mediatico e della nostra democrazia.
Ogni comunità ha bisogno di luoghi in cui le storie possano essere raccontate nella loro interezza e complessità, senza fretta, senza dover compiacere, anche quando sono scomode, lente, difficili. Sono questi racconti che tengono viva la memoria, che danno voce a chi non ne ha, che permettono di guardare in faccia le zone d’ombra. Senza un servizio pubblico capace di sostenere questo lavoro, molte realtà finiscono ai margini: le minoranze linguistiche, i territori periferici, le persone più fragili, i temi che non producono profitto immediato ma che incidono profondamente sulla dignità e sui diritti di tutti.
Dietro la promessa di risparmio contenuta nell’iniziativa si celano conseguenze di ben altro tenore: meno ricerca, meno inchieste, meno possibilità di seguire nel tempo ciò che davvero conta — le discriminazioni che si ripetono, i conflitti sociali che covano, le violazioni che non fanno rumore ma segnano le vite di persone reali. Quando l’informazione perde continuità e profondità, il quadro complessivo che essa è in grado di restituire svanisce, lasciando spazio a una costellazione informativa episodica, a impressioni fugaci. Con il risultato di affievolire la nostra capacità di comprendere, di scegliere, di partecipare.
Il FFDUL crede fermamente che il servizio pubblico non sia un privilegio per pochi, ma un bene comune da custodire con cura: un presidio che rende possibile l’ascolto di ciò che altrimenti resterebbe invisibile, e che ci ricorda che la democrazia è fatta anche di responsabilità reciproca. Per questo guardiamo con scetticismo all’iniziativa «200 franchi bastano!» e riteniamo che la sua approvazione metterebbe a rischio una risorsa che appartiene a tutti, indipendentemente dal reddito, dall’origine o dal luogo in cui si vive.
Invitiamo dunque a riflettere non soltanto su quanto costa il servizio pubblico, ma su quanto costerebbe farne a meno.
Il Film Festival Diritti Umani Lugano invita quindi a respingere fermamente quest’iniziativa votando NO.