13° Edizione / 11-18.10.2026
FFDUL, insieme allo studio grafico Sandstudio che fin dalla prima edizione lavorano all'immagine del Festival, ha scelto di partire dalle immagini e dai video al rallenty delle esplosioni di oggetti elettronici obsoleti del progetto DEATH BY GPS di Salvatore Vitale, come metafora dei temi della tredicesima edizione — rapporti di potere, sfruttamento, disuguaglianze, tecnologie, conflitti, migrazioni, colonialismo… un "mondo in fiamme" in cui è ancora più importante riconquistare i Diritti Umani.
L’immagine della 13ª edizione del FFDUL nasce da DEATH BY GPS di Salvatore Vitale, un progetto che riunisce video, fotografie e installazioni e che indaga lo sfruttamento del lavoro, la gig-economy e i processi di automazione nel contesto del post-capitalismo.
Al centro del progetto c’è il Sudafrica, e in particolare la regione del Gauteng, territorio segnato storicamente dalle dinamiche imperialistiche e dallo sfruttamento legato alle sue vaste riserve minerarie. Oggi la stessa regione è sede di numerosi lavoratori freelance nel settore IT, impiegati da aziende occidentali all’interno del sistema della gig-economy. Attraverso il rapporto tra individui, lavoro e nuove tecnologie, Vitale mette in luce come i processi automatizzati possano produrre nuove forme di sfruttamento e disuguaglianza, creando un parallelo tra le trasformazioni del presente e la storia dello sfruttamento dei lavoratori nelle miniere.
È in particolare nei video al rallentatore delle esplosioni di oggetti elettronici obsoleti che il FFDUL ha trovato l’immagine da cui partire per raccontare la propria 13ª edizione. Una materia che esplode e si disintegra, diventando metafora di un mondo attraversato da rapporti di potere, sfruttamento di persone e risorse, disuguaglianze e conflitti: un “mondo in fiamme” nel quale ripartire dalla battaglia per i Diritti Umani diventa un dovere di tutte e tutti.
La nuova immagine del festival progettata da SandStudio sembra un'esplosione congelata: la scritta appare in frantumi, polverizzata come gli oggetti fotografati da Vitale. Ma la foto di sfondo finirà per animarsi e alla distruzione delle macerie si contrapporrà con forza la scritta DIRITTI UMANI che frammento dopo frammento tornerà integra. Non è la fine di qualcosa, ma un inizio: i diritti umani illustrati come qualcosa che, pezzo per pezzo, torna a formarsi. La metafora visiva di ricostruzione suggerisce il lavoro del FFDUL: mettere insieme i pezzi e unire le persone.
L’arancione che accompagna l’identità visiva del 2026 è ispirato al colore SAFETY ORANGE della norma ISO 12402 che regola la visibilità dei giubbotti di salvataggio, oggetti molto noti che avremo occasione di riconoscere anche in alcuni film dell’edizione che approfondiscono la tragedia delle persone migranti che attraversano il Mediterraneo.