EVENTO

Premio Diritti Umani per l’autore a Markus Imhoof

Premio Diritti Umani per l’autore a Markus Imhoof

In occasione della quinta edizione del Film Festival Diritti Umani Lugano avrà luogo la consegna del Premio Diritti Umani per l’autore. Il riconoscimento verrà consegnato al regista svizzero Markus Imhoof, cui verrà dedicata anche una retrospettiva.
Nella sua straordinaria carriera, Markus Imhoof ha saputo immergersi nelle difficoltà umane con coraggio e profonda condivisione, invitando lo spettatore a scoprire le realtà più complesse e oscurate della società nei paesi occidentali, passando dal documentario alla finzione al teatro, in un percorso artistico coraggiosamente coerente.

Il Premio Diritti Umani per l’autore verrà proposto per la prima volta in questa quinta edizione del Festival in concomitanza con il 70mo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Una ricorrenza di grande spessore, che sarà a sua volta uno dei focus su cui porrà un’attenzione particolare l’edizione 2018 del Festival, in virtù della ricorrenza ma ancor più per il momento storico di grande incertezza a livello mondiale.

Markus Imhoof
Sin dai primi anni sessanta, Markus Imhoof ha spesso rivendicato l’importanza di alcuni principi umani fondamentali trascurati dal progresso economico-industriale della società occidentale.

Un autore imprevedibile, che ha spaziato tra il cinema di finzione e il documentario, esprimendo il suo cinema senza mai identificarsi in una corrente artistica ben precisa, per lasciare la priorità all’urgenza del momento, dell’argomento da trattare, del messaggio da trasmettere.

L’assurdità di un’educazione scolastica e militare rigida e perfezionista hanno spinto l’autore zurighese a raccontare con uno spirito critico frontale la società del momento, per evidenziare, senza alcun timore, le piaghe di una umanità destinata ad un graduale abbandono.
Nato a Winterthur nel 1941 da genitori insegnanti, Imhoof studia letteratura, storia dell’arte e storia per poi iscriversi alla scuola di cinema di Zurigo, che frequenta tra il ‘67 e il ‘68.
Dopo aver girato i suoi primi lavori durante gli studi d’arte e di cinema, realizza su pellicola 35 e 16 mm il mediometraggio documentario Rondo all’interno di un penitenziario zurighese, film che subisce la censura da parte delle autorità giudiziarie perché ritenuto non conforme alla realtà. Nel 1974, dopo avere lavorato per due mesi sotto copertura come guardia carceraria, realizza Fluchtfahrt, opera iperrealistica in cui un ragazzo viene condannato per un piccolo reato e si trasforma in un vero criminale durante il suo vissuto da recluso. Nel ‘79 traspone per il cinema l’opera teatrale Eisenwichser di Heinrich Henkel. Isewixer (dal tedesco allo svizzero-tedesco) è un inno alla libertà fugace, ambientato nei sotterranei degli impianti della Sulzer in cui lavorano due operai, uno giovane e l’altro quasi prossimo alla pensione, i quali disegnano con una impeccabile interpretazione, l’opprimente scenario di quell’epoca industriale.
Forse dettato dalle iniziative come la Schwarzenbach, che negli anni 70 spingevano la politica e il popolo svizzero a limitare la presenza degli stranieri sul territorio nazionale (Ueberfremdung), nel 1978 Imhoof matura l’idea di realizzare un film che trae spunto da un’esperienza vissuta in prima persona. Quel sentimento di rifiuto verso lo straniero, sprona Imhoof verso una riflessione sulle emigrazioni della gente in fuga dai paesi in guerra durante il secondo conflitto mondiale. Anni in cui la stessa famiglia di Imhoof ospitò per un breve periodo due rifugiati politici che dovettero poi abbandonare la Svizzera per volontà di una legge che vietava il loro accesso nel paese, obbligandoli al rimpatrio. Il film Das Boot ist voll, tragicomico affresco di un “nazionalismo cantonale” e considerato oggi un classico della filmografia dell’Olocausto, riceve l’Orso d’argento alla Berlinale e numerosi riconoscimenti in tutto il mondo, oltre ad essere nominato all’Oscar come miglior film straniero.
Nel 1984 Imhoof si trasferisce a Berlino dove, nell’86 realizza Die Reise, un film d’azione sulla RAF, in cui l’autore racconta la generazione tedesca del dopoguerra, in bilico tra il rifiuto per ogni forma di ideale nazionalista e l’attrazione verso sentimenti di ribellione che sconfinano nel terrorismo.
Negli anni novanta il regista torna in Svizzera e dedica un intero decennio al teatro, portando in scena opere classiche nei teatri della Germania, della Svizzera e dell’Austria.
L’illusione della crisi finanziaria è il tema centrale del film Das Blaue vom Himmel, opera che segna il ritorno dell’autore nella città di Berlino dove vive tutt’ora.
Dopo anni dedicati al cinema di finzione, Imhoof torna al documentario con lo strepitoso More than honey, omaggio al laborioso mondo delle api in difficoltà; un monito alla protezione di una specie animale da cui dipende l’esistenza dell’uomo e del pianeta Terra. Se in quegli anni la forma documentario si afferma nel cinema è anche grazie a questo film che, dopo aver fatto il giro del mondo, ad oggi è il documentario più visto nelle sale del paese.
More than honey riceve riconoscimenti in tutto il mondo, viene premiato come miglior documentario in Svizzera, in Germania e in Austria e candidato all’Oscar nel 2012.
Nel 2014 il regista zurighese si imbarca su una nave della marina militare italiana (Mare Nostrum) diretta verso le coste libiche la quale, nell’arco di 10 giorni, riesce a salvare dalle acque del Mediterraneo duemila persone in fuga. Nasce così Eldorado, documentario presentato nel 2018 in prima mondiale alla Berlinale e successivamente al Locarno Festival. Un film costruito su due livelli temporali - il passato e il presente - che avanzano parallelamente, quasi a segnare con insistenza la ripetitività nella storia di certi eventi causati dai soliti errori dell’umanità.
L’autore attraversa con gli immigrati l’intera penisola italiana per capire qual ‘è il loro destino da clandestini fino a giungere, con coloro che hanno la forza di cercare un futuro diverso, di fronte alle guardie svizzere di confine, che spesso hanno il compito di rompere ogni loro sentimento di speranza.
Eldorado è il film scelto dalla Svizzera per la candidatura agli Oscar del 2019.

 

www.markus-imhoof.ch